La magia della musica (di Ezio Costantini)

Ci è stato condiviso questo articolo scritto da Ezio Costantini per l’Associazione A.N.Fa.Mi.V. Associazione Nazionale Famiglie dei Minorati Visivi in cui racconta la sua partecipazione agli eventi “Frammenti d’infinito…custodi della Bellezza” tenutisi a Lignano la scorsa estate. Buona lettura!

La magia della musica (di Ezio Costantini)

Era martedì 28 luglio, una giornata di lavoro con rientro, di quelle che non finiscono mai, con il centralino che, o suona troppo e non riesci neanche a posare il ricevitore tra una chiamata e l’altra, oppure non suona mai, ma è sempre pronto a squillare di nuovo quando decidi, per far passare il tempo, di leggere qualcosa o di alzarti per fare due passi in corridoio.

Ma anche quel giorno le ore 17 sono scoccate e fuori dall’ufficio c’era Giampaolo ad attendermi per accompagnarmi in sede A.N.Fa.Mi.V. e lavorare assieme a me al progetto del nostro CD, che ora finalmente è disponibile, ma di cui parleremo in altro momento.

I coniugi Bulligan mi avevano proposto, una volta terminato il nostro lavoro in sede, di andare con loro ad ascoltare un concerto nella chiesa di Lignano Sabbiadoro. Poco convinto, sia perché sapevo che in programma c’erano brani di musica contemporanea, sia perché l’indomani mi sarei dovuto alzare presto per andare in ufficio, ho comunque dato ascolto ad una vocina interna che mi suggeriva di accettare l’invito e concedermi una distrazione.

Siamo saliti in macchina alla volta di Lignano e ci siamo fermati a mangiare qualcosa in un locale chiamato l’”Oasi del pesce”, dove non ho saputo resistere alla tentazione delle alici impanate e una bella terrina di verdure di stagione ha completato la mia cena. Ristorati lo stomaco e il palato, anche la mente si è rilassata e ha messo da parte lo stress della giornata.

Ci siamo dunque recati alla chiesa, o meglio alla cripta, quando mancava ormai poco all’inizio del concerto. Non lo so di preciso quante persone fossero presenti, ma fa uno strano effetto acustico la disposizione distanziata fra individuo e individuo dovuta alle norme anti-Covid: l’ho notato in modo ancor più evidente al momento degli applausi.

La voce registrata di padre David Maria Turoldo ha introdotto il concerto e ho provato un’emozione fortissima ascoltando quel timbro così caldo e profondo: peccato che, forse a causa di una non buona qualità della registrazione o di un’equalizzazione fatta male, risultasse molto faticoso comprendere tutte le parole.

I suoi testi, letti al microfono da alcuni bambini, hanno fatto da filo conduttore a tutto il concerto. Un’alternanza ben equilibrata di letture e brani musicali eseguiti sia a cappella sia con accompagnamento all’organo dal coro “In Contrà” di Pordenone, diretto dal maestro Roberto Brisotto, nome che sicuramente non è nuovo a chi ascolta su Radio1, di domenica mattina, la Santa Messa che va in onda dalla cattedrale di San giusto di Trieste. Brisotto ha spesso lasciato il ruolo di direttore ad altri per sedersi all’organo come accompagnatore.

L’organo suonato in questo concerto ha una timbrica particolarmente bella: addirittura in un primo momento avevo scambiato i registri ad ancia per un gruppo di ottoni veri! Le musiche poi, dal XIII secolo ai giorni nostri, tutte meravigliose ed eseguite con grande maestria, al punto che, quando al termine del concerto siamo andati a salutare il maestro Brisotto, sono rimasto a bocca aperta quando ci ha detto che quello è un coro amatoriale. I brani contemporanei erano composizioni dello stesso Brisotto e anche del maestro Marco Sofianopulo: nulla a che fare con la musica contemporanea che intendevo io e che mi spaventava tanto; opere di gran classe invece, degne di essere ascoltate ed apprezzate non solo da un pubblico profano.

A proposito di pubblico: ho apprezzato molto la loro idea di concludere l’evento coinvolgendo tutti noi presenti invitandoci a ad eseguire il canto “lodate Dio” accompagnati dall’organo, che però eseguiva delle variazioni sul tema che bene s’intonavano con la melodia espressa dalle nostre voci.
Sono rientrato a casa con la gioia nel cuore; gioia che ha ben ripagato l’ora di sonno persa, di cui il giorno dopo, al mio risveglio, non ho per nulla sentito la mancanza.

Così, memore delle magiche sensazioni vissute 2 settimane prima, martedì 11 agosto sono tornato a Lignano con Edda e Giampaolo per assistere all’ultima delle 4 serate organizzate da Daniele Parussini.
Stesso locale per la cena – un’ottima insalata di mare questa volta – e stessa cripta per il concerto. Anche stesse regole per il distanziamento, ma quante gradite sorprese! Prima fra tutte: nell’intervallo fra le prove dei musicisti e l’inizio della serata, Giampaolo ha soddisfatto una mia grande curiosità accompagnandomi a toccare con mano l’organo e spiegandomi tutti i registri ed il modo in cui lo strumento è stato costruito. Altra sorpresa… senza esserci messi d’accordo – io non sapevo di loro così come loro non sapevano di me – è stato proprio simpatico incontrare prima del concerto la mia amica Martina con sua madre ed alla fine del concerto il mio amico Mario con sua cognata.

Il format del concerto era lo stesso del precedente, ma questa volta la voce di padre David Maria Turoldo che ha dato inizio alla serata era registrata molto bene e si comprendevano chiaramente tutte le parole.
Le letture erano interpretate non solo dai bambini, ma anche da un bravissimo attore che ha declamato in aggiunta il testo originale del “Cantico delle creature” di San Francesco d’Assisi.

Le musiche eseguite dal violinista Denis Bosa, accompagnato all’organo da Daniele Parussini, erano alcune di Parussini stesso ed altre erano composizioni famose come il largo di Haendel. Una in particolare però mi è rimasta nel cuore: il titolo è “The heart of peace”, scritta da un compositore che non avevo mai sentito prima: Mons. Leidvin Takle; è un brano per organo solo ed ascoltarlo è stato così emozionante da indurmi a prendere il seguente impegno: trovare lo spartito, farlo trascrivere in braille ed imparare a suonarlo per poi farlo ascoltare a tutte le persone che amo, nella speranza di riuscire a trasmettere loro almeno la metà di quelle sensazioni così forti di cui si è saziata la mia anima nell’udire quelle note.

Il canto conclusivo a cui tutto il pubblico ha partecipato, accompagnato, abbellito ed arricchito dal violino e dall’organo con delle stupende variazioni, era: “Il Signore è il mio pastore” e a mio avviso non poteva esserci scelta più azzeccata tra le traduzioni sacre effettuate da padre David Maria Turoldo, a sua volta pastorello da bambino e poi pastore d’anime, sempre vissuto umilmente sotto il mantello del Sommo Pastore.